lunedì 15 settembre 2008

Salman Rushdie




Confesso di nutrire un "amore letterario" particolare per questo autore, soprattutto per le sue prime opere di valore (Midnight's Children, Shame, The Moor's Last Sigh) e per i suoi saggi (soprattutto Imaginary Hyomelands).

La storia "letteraria" di Salman Rushdie (1947-) ed il suo valore di scrittore sono stati spesso, troppo spesso, messi in ombra dalle sue vicende personali, dalla condanna a morte (la famosa fatwa) pronunciata contro di lui in gran parte del mondo islamico in seguito alla pubblicazione dei suoi Satanic Verses.

Anglo-Indo-Pakistano e non solo (e si badi bene a non confondere l'ordine degli aggettivi di nazionalità con un tentativo di attribuire importanza all'una o l'altra componente culturale), Rushdie condensa nelle sue opere culture, credenze, miti, riflessioni, patrimoni lingustici, letterari e culturali sconfinati; riscrive la Storia in una prospettiva definibile tanto postcoloniale quanto postmoderna (propendo molto per quest'ultima anche se rushdie è uno di quegli autori difficilmente incasellabili).

La tentazione di continuare a parlarvi di questo scrittore è grande, ma non voglio offrire percorsi precostituiti e voglio invitarvi al fascino della scoperta personale.










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