
Confesso di nutrire un "amore letterario" particolare per questo autore, soprattutto per le sue prime opere di valore (Midnight's Children, Shame, The Moor's Last Sigh) e per i suoi saggi (soprattutto Imaginary Hyomelands).
La storia "letteraria" di Salman Rushdie (1947-) ed il suo valore di scrittore sono stati spesso, troppo spesso, messi in ombra dalle sue vicende personali, dalla condanna a morte (la famosa fatwa) pronunciata contro di lui in gran parte del mondo islamico in seguito alla pubblicazione dei suoi Satanic Verses.
Anglo-Indo-Pakistano e non solo (e si badi bene a non confondere l'ordine degli aggettivi di nazionalità con un tentativo di attribuire importanza all'una o l'altra componente culturale), Rushdie condensa nelle sue opere culture, credenze, miti, riflessioni, patrimoni lingustici, letterari e culturali sconfinati; riscrive la Storia in una prospettiva definibile tanto postcoloniale quanto postmoderna (propendo molto per quest'ultima anche se rushdie è uno di quegli autori difficilmente incasellabili).
La tentazione di continuare a parlarvi di questo scrittore è grande, ma non voglio offrire percorsi precostituiti e voglio invitarvi al fascino della scoperta personale.